Schiava

La Schiava è un vitigno a bacca rossa autoctono del Trentino Alto Adige. Secondo alcune ipotesi questo vitigno risiede nei territori Altoatesini da oltre mille anni; un’altra linea di pensiero sostiene l’origine slava del vitigno che ha raggiunto l’attuale Trentino con le invasioni barbariche in seguito all’arrivo dei Longobardi dopo la caduta dell’Impero Romano. Inizialmente era un vitigno di scarsa importanza da cui si ricavava un vino di bassa qualità leggero e adatto per la quotidianità. Negli ultimi anni invece la cultivar è stata rivista sotto un’attenta chiave rivolta alla qualità ed a esaltarne le caratteristiche uniche. Se prima il prodotto era un vino da bere giovane oggi la vinificazione della Schiava tende a prodotti adatti all’invecchiamento. Questo vino nel corso della sua storia è diminuito nella quantità di produzione divenendo un prodotto limitato e di qualità, perdendo anche la funzione di vino da taglio, concorrendo invece alla produzione della denominazione Alto Adige DOC.
Esistono più cloni di questo vitigno i quali coltivati a pergola consentono una migliore longevità della pianta. I principali sono la Schiava Gentile, la Schiava Grossa e la Schiava Grigia. La scelta dell’allevamento a pergola tende anche ad avere un prodotto finale di qualità perché ne abbassa la resa ma ne migliora le caratteristiche organolettiche del vitigno. Ne deriva un vino che è caratterizzato soprattutto da un basso tenore alcolico che in alcuni casi può comunque arrivare a 13°, dal colore che varia dal rosso rubino tenue a quello più intenso; presenta una bassa componente tannica e un profilo aromatico che richiama sentori di frutti rossi. La vinificazione va da quella semplice acciaio a quelle più impegnative con lunghe macerazioni e affinamento in legno. A promuovere e divulgare la Schiava esiste un concorso “Vernatsch Cup” (vernatsch è il nome del vitigno in tedesco) in cui una giuria italo-tedesca premia la migliore interpretazione di questo vitigno.