Migliori Vini Rossi Italiani Pregiati – DOC & DOCG

I vini rossi, con la loro millenaria tradizione, rappresentano un elemento cardine per la nostra civiltà. Dopo aver assunto un valore che va ben oltre a quello di semplici bevande, sono diventati un simbolo di creatività, passione, onvivialità e di rispetto per le antiche produzioni artigianali.

Quando si parla di enologia la prima immagine che viene in mente è sicuramente quella di un bel calice di vino rosso. Si presume che questa frequente associazione sia dovuta a un retaggio storico: le leggende tramandano che il primo vino prodotto fu quello rosso poiché, in un primo momento, non era nota la tecnica per separare la polpa dell’uva rispetto alla sua buccia.

Anticamente, quindi, si conosceva unicamente il vino rosso ed è accertato come le origini di questa varietà siano davvero remote: molti studiosi sostengono infatti che la pratica della vinificazione ebbe inizio intorno al 4000 a.C in Mesopotamia, nell’area della cosiddetta Mezzaluna Fertile.

Successivamente, a partire da questa zona, la coltivazione della vite si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo; in particolare è risaputo come già gli Egizi distinguessero diverse varietà di vino e come fosse largamente apprezzato dagli antichi Greci che gli dedicarono persino una divinità, Dionisio.

Furono poi gli Etruschi, esperti vinificatori, che trasmisero questa passione ai Romani:  questi, a loro volta,  misero a coltura la vite in ogni provincia dell’Impero: grazie alla loro iniziativa la storia del vino si legò indissolubilmente a quella della cultura occidentale, diventando pressoché parte integrante della storia di alcune nazioni come Francia e Italia.

In questi Stati la pratica della viticoltura oltre ad essere un’attività che richiede impegno e passione, è diventata un vero e proprio settore imprenditoriale, fonte di guadagno e di occupazione, che, grazie all’elevata qualità della sua produzione, è ammirata e conosciuta a livello internazionale.

Non esiste infatti luogo sulla terra dove non sia rinomata l’eccellenza dei vini realizzati nelle cantine e nei vigneti presenti sul territorio italiano e francese.

Come viene prodotto il vino rosso

La produzione del vino rosso richiede un processo complesso e delicato che, senza dubbio, potrà affascinare anche coloro che non sono appassionati di enologia. É infatti già di per sè interessante pensare come da un acino d’uva si possa ricavare una bevanda alcolica dal gusto così unico.

Prima di descrivere, però, la vinificazione vera e proprio, bisogna ricordare che il primo passaggio è quello della vendemmia: in genere il periodo più indicato per questa attività è Settembre.
La vendemmia può essere svolta secondo il metodo manuale o secondo quello meccanico: il primo, naturalmente più faticoso e dispendioso, viene adottato per realizzare vini di altissima qualità poiché prevede una scelta meticolosa dei grappoli; il metodo meccanico, invece più veloce ed economico, viene utilizzato per produrre bottiglie in maggiore quantità. Per quest’ultimo vengono impiegate delle macchine che, scuotendo le viti, provocano la caduta dei grappoli più maturi.

Ovviamente a seconda dei tipi di vino rosso che si vogliono ottenere, si selezionano uve con maggiore o minore quantità di zucchero. La dolcezza degli acini aumenta con la maturazione e, dal momento che i vini rossi hanno un’acidità inferiore rispetto ai bianchi o agli spumanti, vengono scelte uve molto mature.

Cosa sono la diraspatura e la pigiatura

I grappoli raccolti sono poi trasportati nelle cantine dove avviene la diraspatura: questa operazione consiste nel privare il grappolo dal rametto che tiene uniti tutti gli acini, chiamato appunto raspo.

Una volta terminato il processo, si procede con la pigiatura per ottenere il cosiddetto mosto, ovvero il succo degli acini, caratterizzato da un colore verdastro. Anche in questo caso, può essere svolta meccanicamente oppure secondo il metodo tradizionale, ovvero schiacciando gli acini con i piedi. Di rado, le uve vengono pigiate senza essere state sottoposte precedentemente alla diraspatura: il vino ottenuto in questo modo presenta infatti una forte tannicità a causa della parte legnosa che cede al mosto i suoi tannini.

Fermentazione alcolica

A seguito della pigiatura, si procede con quella operazione che può essere considerata il cuore della vinificazione: la fermentazione.
Durante questo processo, per la vinificazione in rosso, il mosto e le vinacce, ovvero le bucce degli acini ed i vinaccioli dell’uva, vengono lasciati a contatto tra loro in modo che la loro macerazione comporti l’estrazione degli antociani delle bucce e degli altri polifenoli. Gli antociani attribuiscono al mosto il caratteristico colore rosso, mentre i polifenoli sono capaci di donare al succo profumo, struttura e sapore.
Allo stesso tempo, il compito dei vinaccioli è invece quello di rilasciare la componente tannina.

La macerazione ha una durata di circa 10-15 giorni, ma, talvolta, si può potrarre fino alle 4 settimane, nel caso in cui si vogliano ottenere vini dotati di maggiore tannicità o con un colore più intenso.

Contemporaneamente a questa operazione, si verifica anche il processo di fermentazione alcolica: i lieviti presenti nell’uva creano delle reazioni chimiche insieme agli zuccheri, facendoli fermentare e tramutandoli, così, in alcol etilico. Il processo avviene in vasche di acciaio inox o di vetroresina o, in alternativa, in tini di legno.
In queste strutture viene raggiunta una temperatura compresa tra i 25° e i 30°, funzionale a favorire la fermentazione. Il calore rimane costante durante tutto il processo in maniera che gli eventuali sbalzi non danneggino le uve.

Durante la fermentazione accade frequentemente che le vinacce determinino la formazione di una superficie compatta sulla sommità, detta cappello delle vinacce. Questo, evitando il contatto con la parte liquida, può comportare lo sviluppo dell’acido acetico. Per risolvere il problema, si ricorre alla follatura, una tecnica che favorisce il rimescolamento del mosto, causando così la rottura del cappello.
Il procedimento infatti sfrutta essenzialmente la pressione meccanica di un pistone per far sprofondare il capello nel mosto.

Dopo la follatura, per conferire morbidezza al vino e diminuirne le spigolosità, si procede con la fermentazione malolattica, tramite la quale l’acido malico, presente nel vino, si tramuta in acido lattico per opera di specifici batteri.

A seguito di tutte queste processi, quello che ci troveremo di fronte sarà diventato vino che, tuttavia non è in grado ancora di esprimere tutte le sue potenzialità: in questo stadio è ancora impuro e torbido a cause della presenza di lieviti, le fecce di fermentazione e le bucce.

Svinatura e imbottigliamento

Per eliminare questi componenti inquinanti è pertanto essenziale compiere la svinatura. Si tratta di un’operazione che ha l’obiettivo di eliminare gli scarti dal vino e può essere svolta secondo due metodologie:

  • filtrazione
  • decantazione statica: più utilizzata perché meno invasiva, prevede una diminuzione della temperatura nelle vasche o nei tini per fare in modo che i residui si depositino sul fondo.

Una volta avvenuta la purificazione del vino, si procede con la maturazione che ha una durata diversa a seconda della volontà del produttore e del tipo di vino che si vuole realizzare. Può avvenire in vasche di cemento, in botti di grandi dimensioni oppure in piccole botti o barrique.

Infine, per la messa in commercio, si procede con l’imbottigliamento, operazione che comporta un ulteriore affinamento del vino. Alcuni produttori possono inoltre decidere di far riposare il vino in cantina prima di procedere con la distribuzione sul mercato.

Più famosi vitigni del Nord Italia

L’Italia è la nazione con la maggiore biodiversità viticola e, per questo, può essere considerata, senza esitazione, la terra d’elezione per la produzione enologica.

Esplorando l’area settentrionale del nostro Stivale, per la vinificazione in rosso, è doveroso ricordare alcuni vitigni divenuti simbolo dell’eccellenza del made in Italy:

  1. Nebbiolo: il più antico e nobile vitigno a bacca nera del Piemonte. Viene coltivato principalmente nell’area delle Langhe, del Monferrato e del Roero dove, prodotto in purezza, dà vita a vini tra i più pregiati a livello mondiale come Barolo, Barbaresco, Ghemme, Boca e Gattinara. In percentuale inferiore, è possibile trovare uve di Nebbiolo anche nell’Astigiano e nella Carema.
    Oltre al Piemonte, il Nebbiolo è presente anche in Lombardia, precisamente nella zona della Valtellina, dove viene utilizzato per la produzione di rossi di elevata qualità come lo
  2. Barbera: le zone storiche di coltivazione della Barbera sono le Langhe, il Monferrato e la provincia di Asti. Altrettanto rinomati sono, però, i vini Barbera realizzati nell’area dell’Oltrepò Pavese.
  3. Vitigni della Valpolicella: tra le verdi colline del Veneto, una molteplice varietà di uve autoctone quali Corvina, Rondinella e Molinara viene selezionata per la produzione di ottimi rossi dotati di freschezza e intensità come Amarone, Recioto e, naturalmente, Valpolicella.

 Più famosi vitigni del Centro Italia

La rassegna dei vitigni italiani famosi, non si può tuttavia limitare alla sola descrizione dell’area settentrionale. Dirigendo infatti il nostro sguardo verso il Centro Italia noteremo come siano presenti vitigni altrettanto eccezionali, tra cui:

  1. Montepulciano: vitigno emblema della produzione vinicola del Centro Italia; dà origine a rossi strutturati ed eleganti caratterizzati da un profumo intenso.
  2. Sangiovese: un vitigno coltivato pressoché in tutta l’Italia centrale, dalla Toscana fino alla Romagna. É alla base della produzione di vini dal colore rosso rubino dotati di un piacevole aroma fruttato come Chianti Classico, Sangiovese di Romagna, Brunello di Montalcino, Carmignano, Morellino di Scansano e Nobile di Montepulciano.
  3. Lambrusco: in realtà con questa denominazione si indica un’intera famiglia di varietà di vite utilizzata per la creazione di vini rossi leggeri e frizzanti; questi ultimi sono divenuti il simbolo della qualità della produzione enologica nella regione in cui vengono coltivati ovvero l’Emilia Romagna.

Vitigni più famosi del Sud Italia

L’area del Sud Italia completa infine il vasto panorama enologico italiano con i suoi vitigni capaci di offrire rossi raffinati e di qualità, tra cui:

  1. Aglianico: il vitigno più coltivato nell’Italia meridionale, in particolare è presente in Campania e Basilicata dove origina vini corposi con un profumo fruttato e floreale. Due esempi celebri di rossi realizzati impiegando questa varietà di uva, sono il Taurasi e l’Aglianico di Vulture; per la loro eleganza vengono spesso definiti i Barolo del sud.
  2. Primitivo: vitigno diffuso in Puglia, precisamente nella provincia di Taranto, dove dà vita a rossi intensi, caratterizzati da un elevato grado alcolemico, ma, allo stesso tempo, dotati di finezza.
  3. Negroamaro: una varietà di uva a bacca nera coltivata esclusivamente in Puglia, soprattutto nell’area del Salento, dove origina vini di grande struttura e morbidezza.
  4. Nero d’Avola: vitigno autoctono siciliano da cui si produce l’omonimo vino dal gusto equilibrato e dal grande spessore.
  5. Cannonau: in Sardegna è questo il vitigno che domina tutto il territorio; viene utilizzato per la produzione di vini rossi di elevata complessità, capaci infatti di offrire diversi aromi.