Le feste di Natale sono ormai sempre più vicine e quale momento migliore per festeggiare in compagnia dei parenti e degli amici più cari con i piatti tipici della tradizione tutta italiana, che da nord a sud caratterizzano il periodo delle feste, accompagnati da un’ottima bottiglia di spumante. Brut o moscato dolce, a seconda delle portate servite e delle preferenze dei commensali. Un buon vino durante le feste non può di certo mai mancare sulle nostre tavole, soprattutto per brindare ad nuovo anno ricco di felicità e positività .

Scopriamo allora insieme da dove ha origine lo straordinario spumante tanto apprezzato da tutti gli amanti delle bollicine. Il famoso “vino con la spuma” deve i suoi natali ad una lunga tradizione tutta italiana che risale all’epoca dei Romani, veri amanti e inventori dello spumante.

spumante

Il primo riferimento allo spumante compare nel Libro dei Salmi della Bibbia, circa un millennio a.C. “Una coppa ove spumeggia un vin è sostenuta dalle mani dell’Altissimo, da Javhé, in segno di devozione e di riconoscimento”, riporta il Salmo 75.

Ampie testimonianze ricorrono negli scritti di alcuni dei più famosi autori dell’epoca romana tra i quali spiccano i celebri passi di  Virgilio,“Et ille impiger hausit, spumantem pateram et pleno se produit auro”, “E Cesare si presentò con una coppa d’oro colma e senza indugiare un istante vuotò il calice spumeggiante”, di Propezio,”Largius effuso madead tibi mensa Falerno, spument et aurato mollius in calice”, “La tua mensa sia bagnata più abbondantemente e spumeggi più dolcemente col Falerno versato in un calice d’oro” e di Lucano,“Indomitum Meroe cognes spumare Falernum”, “L’indomito Falerno si spumantizzava mescolandolo con la Meroe”.

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All’epoca dei romani i vini spumanti venivano distinti in aigleucos e ancinatico. I primi erano ottenuti unendo mosto d’uva e miele in  anfore a tenuta stagna fatte riposare in acqua fredda per rallentarne il processo di fermentazione mentre i secondi erano ricavati da uve appassite attraverso il medesimo processo di fermentazione.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, dovuta alle invasioni barbariche, la coltivazione delle viti diventa appannaggio esclusivo dei monasteri che producono vino per le funzioni religiose. Accenni allo spumante  si possono trovare nella Scuola Salernitana, che stabilisce le qualità che un buon vino deve possedere per giovare alla salute; con riferimento all’Abbazia Benedettina di Saint Hilaire dove si produceva un vino dolce, caldo ed effervescente e alla tradizione toscana di Montecarlo da Pescia, per i vini dolci e secchi.

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Due i riferimenti principali che caratterizzano invece la produzione di spuamanti durante il Rinascimento. Giovanvittorio Sedermiche pubblicò un Trattato sulla coltivazione delle viti e del frutto che ne può cavare ed una delle prime pubblicazioni sulla tecnica di preparazione dei vini effervescenti  redatta da Girolamo Conforto che spiega l’ azione medica e fisiologica e che rivela  la notevole diffusione ed il largo consumo che i vini spumeggianti avevano in quell’epoca con queste parole: “Vini dal sapore mordace e piccante che non secca il palato. Alcuni di loro provocavano il singhiozzo e facevano giungere la loro azione al cervello ed agli occhi i quali, a causa delle copiose bollicine, spesso lacrimavano”.

Passando attraverso i secoli giungiamo poi al 1821, anno in cui il marchese Cosimo Rodolfi espone una relazione all’accademia dei Georgofili di Firenze sul modo di rendere limpidi i vini spumanti, e arriviamo al  1857, anno nel quale Speranza Relleva presenta alla Real Società Economica dell’Aquila una sua memoria “sui vini spumanti e di lusso”. Mentre nella seconda metà dell’ottocento nascono in Italia le prime grandi case produttrici di spumanti come Carlo Gancia, Boschetto in Piemonte, Carpenè nel Veneto e Barone Spitalieri in Sicilia, sulle falde dell’Etna e nei primi del novecento Giulio Ferrari di Trento, Antinori, Cinzano, Contratto, Martini & Rossi, solo alcuni degli spumanti di eccellenza di una lunga tradizione rigorosamente italiana.

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